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La quiete dopo la tempesta

La quiete dopo la tempesta

Jasim è un giovane ragazzo egiziano di quasi 19 anni che, come molti suoi connazionali, ha lasciato il paese natio in tenera età alla ricerca di un’occasione migliore da regalare a se stesso e alla sua famiglia. La cosa che più stupisce nei suoi racconti, è forse la capacità, nonostante giovanissimo, di aver sopportato per molti anni le avventure e le normali avversità che un luogo e una lingua totalmente diverse ed estranee son capaci di metterti davanti.

Le sue parole pullulano storie di fughe rabbiose dalle strutture per minori, dovute al sentirsi invisibili e non percepiti, storie di aiuto e amicizie ritrovate e ricongiunte, storie in cui il sonno in quell’angolo di strada, solo, con un semplice zaino e qualche soldino da vigilare, offriva all’anima le sfaccettature paurose di certe notti passate a contemplare la luna nel pensiero costante della famiglia e la speranza di veder sorgere nel nuovo giorno l’occasione tanto sperata.

‘’ Ricordo che a Milano dormivo per le strade in preda all’agitazione tenendo un occhio aperto per controllare lo zaino adocchiato dai malviventi della zona. Tante volte ho pensato che la fine stesse per giungere da un momento all’altro poiché la strada, in certi casi, sa rivelarsi spietata e crudele. Piangevo di nascosto pensando a cosa avrebbe pensato la mia mamma vedendomi ridotto in quelle condizioni”. Fin quando un giorno, una vecchia signora italiana avvicinandosi con dolcezza, gli diede con il suo gesto, la testimonianza che un emissario sceso dal cielo aveva a cuore la sua vita. Senza conoscerlo o averlo mai visto prima, gli regalò sorridendo soldi, scarpe e giubbotti costosissimi. Dopo averlo sfamato, gli diede un foglietto con delle indicazioni da seguire per arrivare in un  posto dove sicuramente loi avrebbero aiutato. “E così che mi sono ritrovato a Roma ed è cominciata la mia avventura con il Borgo Ragazzi don Bosco …’’

Arrivato a 17 anni nella nostra struttura, privo di qualsiasi formazione professionale, con Jasim si doveva compiere l’impresa disperata di farlo specializzare per poi inserirlo in un contesto lavorativo prima di compiere i 18 anni, permettendogli così, di rinnovare quell’agognato permesso di soggiorno che avrebbe sbloccato molte vie, prima su tutte, la possibilità di ritornare in Egitto a distanza di 8 anni per rivedere la famiglia.

Impegnandosi a fondo e facendosi ben volere da tutti, Jasim riuscì a prendere un attestato da pizzaiolo, inserendosi successivamente in una pizzeria dove, svolta una borsa lavoro di quattro mesi, ottenne la promessa di un primo contratto una volta compiuta la maggiore età.

A ciò si aggiunse una famiglia presente all’interno del Borgo Don Bosco, la quale prendendo a cuore Jasim, è tuttora presente nei bisogni e nelle necessità del ragazzo, invitandolo nella propria casa per condividere le feste e i momenti di convivialità.

C’erano tutti gli ingredienti per far sì che il ragazzo, compiuti i 18 anni, potesse con la presenza costante di un educatore al suo fianco, cominciare un primo percorso di semiautonomia della durata di 6 mesi, che l’avrebbe portato lentamente a volare con le sue ali.

È così che è cominciato tutto, quando quella sera, caricando la mia macchina con antiche borse piene di vestiti, entusiasmo e nuove speranze, lasciammo la casa famiglia per trasferirci nella sua nuova stanza dove di lì in poi avrebbe affrontato la vita adulta lasciandosi alle spalle i fantasmi del passato.

‘’Sai che ti dico, mi sento strano, veramente strano! Ho paura di addormentarmi dentro un posto che non conosco e sapere che mi sveglio e sono solo! Ho paura ma allo stesso tempo sono felice, perché sento che voglio diventare grande e voglio ricominciare a rincorrere i miei sogni! Credevo di non doverlo mai dire, ma mi mancherà la casa famiglia, mi mancherà lo sguardo dei ragazzi, mi mancheranno gli educatori, mi mancherà il calore del Borgo Don Bosco …’’. Queste furono le parole pronunciate da Jasim durante quello strano trasloco che ci portava entrambi verso l’ennesima avventura sconosciuta e stimolante.

In cuor mio guardavo quel ragazzo spaesato e spaventato e sentivo che aveva bisogno di essere rassicurato, aveva bisogno di carezze ma anche di strigliate, di essere condotto correttamente, gradino dopo gradino, verso un’indipendenza adulta, matura e consapevole.

Le difficoltà giunsero repentine e inaspettate: dopo aver compiuto i 18 anni e aver lasciato in sospeso la promessa data con scuse e atteggiamenti provocatori nei confronti di Jasim, il titolare della pizzeria si rimangiò l’assunzione del ragazzo, cacciandolo via e lasciandolo nel giro di pochi giorni nuovamente in mezzo ad una strada senza nulla nelle tasche. Il rinnovo di permesso, vista la precaria situazione lavorativa senza contratto, slittò ulteriormente di altri mesi provocando nel ragazzo ribellioni di ogni tipo.

‘’ Voglio andarmene, non mi interessa nulla di quello che sarà, io ho bisogno della mia famiglia, voglio rivedere negli occhi mia mamma e abbracciare forte mio padre. Sono stufo di essere trattato in questa maniera, voglio andarmene e non saperne più niente! ‘’

Fu in quel momento che mi resi conto di quanto il ragazzo avesse bisogno di aiuto, conforto, ma soprattutto di quel messaggio che sussurrato all’orecchio è capace di riscaldare gli inverni e acquietare le tempeste più burrascose. Mi strinsi accanto a lui guardandolo negli occhi e gli dissi ‘’Andrà tutto bene! Continua ad impegnarti e vedrai che assieme ce la faremo! Questa volta non sei solo, ci sono tante persone al Borgo Don Bosco disposte ad aiutarti per vederti far bene! ‘’

I giorni passarono rapidamente senza alcun accenno o proposta lavorativa. Approfittai di quel periodo per insegnare al ragazzo tante cose, tra cui il fare la spesa, scegliere i prodotti migliori, lavorare sull’italiano e gestire al meglio il rapporto con la padrona di casa, fungendomi con essa, un costante punto di riferimento.

Ogni giorno si partiva assieme con la macchina per andare a consegnare curriculum e bussare verso porte chiuse che non erano interessate a prendere un ragazzo ancora troppo inesperto.

Di quel periodo ricordo la delusione nel tornare a casa insoddisfatti, ma allo stesso tempo un rapporto umano che confidenza dopo confidenza, si consolidava verso una fiducia reciproca sempre più solida e leale.

Scrive il poeta Giacomo Leopardi ‘’La quiete dopo la tempesta’’ e così fu; tramite alcuni contatti preziosi rispolverati dal Borgo Don Bosco, Jasim riuscì ad inserirsi in un corso di formazione di una delle catene di pizzerie più famose d’Italia.

Dopo una settimana di stage, il ragazzo, facendo un’ottima impressione agli occhi dei responsabili, fu selezionato tra diversi candidati per compiere un primo passo lavorativo accompagnato da un contratto professionale.

Attualmente Jasim  è un dipendente molto stimato di una pizzeria situata al centro di Roma. A breve, risolte le pratiche da scrivania, firmerà il suo primo contratto da pizzaiolo che lo vedrà con il tempo, la costanza e l’impegno, crescere sempre di più professionalmente.

Io continuo ad essere la sua figura di riferimento nelle gioie e nelle intemperie che attraverso alti e bassi accomunano questi straordinari giovani.

‘’ Devo sfruttare questa occasione! Mantenermi questo lavoro per me e la mia famiglia! Ora il cielo mi sorride, so che ce la posso fare! ‘’